facebook

"L'opera interminabile"

Cultura - 15 luglio 2020

Un museo immaginario del contemporaneo. Il libro del Professore IULM Vincenzo Trione "L'opera interminabile" è tra i vincitori del prestigioso Premio Giuria-Viareggio-Rèpaci.

Quindici opere. Un museo.

Non un museo ordinario, costretto da mura.  Un museo ideale, immaginario. Impossibile.
Un museo popolato da capolavori di Anselm Kiefer e Sophie Calle, Matthew Barney e Damien Hirst, ma anche da musica, libri, film. È il museo raccontato da Vincenzo Trione, Professore IULM e Preside della facoltà di Arti e turismo, nel libro “L’opera interminabile. Arte e XXI secolo” (Einaudi), vincitore - per la sezione saggistica - del premio “Giuria-Viareggio-Rèpaci” (tra i premi letterari italiani più storici e prestigiosi), e tra i finalisti del premio “Viareggio-Rèpaci”.

Un libro che più che un saggio sembra un romanzo, un racconto epico sulle opere d’arte in esso descritte e che ha l’ambizioso scopo di dar forma a un canone dell’arte del XXI secolo.

In ogni capitolo del volume, le opere descritte svelano genealogie e ispirazioni, definendo un vero e proprio atlante artistico. 15 le opere d’arte minuziosamente analizzate in cui l’autore del libro riconosce la messa in discussione e l’abbattimento degli usuali confini tra le pratiche artistiche e i media. Trione non dà però solo risposte ma fa nascere nuove domande, soprattutto sul rapporto con l’arte contemporanea e futura. Un rapporto che svela la natura dinamica, instabile e provvisoria di molte opere presentate nel libro. Non stupisce allora che per la copertina del libro sia stata scelta la scultura di Jan Fabre “The Man who measures the clouds”. Un’opera d’arte che contiene in sé il principio dell’impossibilità e dell’instabilità.  Due caratteristiche che si sposano perfettamente con questo canone “impossibile”, che nel momento in cui si propone a noi sa già di essere mutevole, dinamico e in perpetuo mutamento.