Due ex studenti IULM vincono al Festival di Seattle

Cinema - 02 maggio 2022

Due ex studenti IULM hanno trionfato al Festival di Seattle con il loro film “Le voci sole” che si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria.

Le voci sole - opera prima dei registi Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, entrambi ex studenti IULM - ha ricevuto il Gran premio della giuria al 48° Seattle International Film Festival (SIFF)

Scritto da Andrea Brusa e prodotto da Andrea Italia per Nieminen Film insieme a Point Nemo ed Èliseo Multimedia, con Luca Barbareschi produttore associato, il film vede protagonisti Giovanni Storti   per la prima volta in un ruolo drammatico Alessandra Faiella e Davide Calgaro, con la partecipazione di Federica Cacciola.

Le voci sole racconta la storia di Giovanni e Rita, marito e moglie costretti a separarsi quando lui perde il lavoro in Italia e deve trasferirsi in Polonia dove ha trovato un buon posto in un’acciaieria. Durante le lunghissime videochiamate con la moglie, Giovanni riceve soprattutto lezioni di cucina. Rita non vuole che il marito mangi da schifo e gli insegna come preparare i suoi piatti preferiti. Uno di quei video intimi diventa virale su FaceTime e insieme al figlio adolescente Pietro, Rita si trasforma in un’influencer famosa scoprendo un’inaspettata celebrità. Presto, tuttavia, come accede spesso in rete, arriva qualcuno che odia e la famiglia va in tilt sperimentando gli effetti collaterali dei social media.

Per Marco Scotuzzi, bresciano di Manerbio, e per il milanese Andrea Brusa – i due giovani registi che si sono conosciuti proprio sui banchi universitari del nostro Ateneo, questo riconoscimento è molto importante e arricchisce il loro palmarès: solo qualche anno fa avevano concorso ai David di Donatello con il corto Magic Alps (2018), storia un pastore afgano migrante che vuole portare la sua capretta, Salima, sulle magiche Alpi, in cui potrà ritrovare la neve e il paesaggio similare alle montagne del suo Paese.

«La celebrità del web è fatta di cartapesta commenta Marco Scotuzzi in un articolo uscito ieri sul Corriere della Sera   Abbiamo voluto riflettere su un fenomeno oggi dilagante. I nostri due protagonisti sono due genitori sessantenni che diventato youtubers obtorto collo: all'inizio sono sommersi da una ondata di followers, poi qualcosa va storto e i fans si trasformano in haters, da quelle che qualcuno definisce «voci sole» ecco spiegato il titolo del film - ovvero persone che hanno bisogno di distruggere il prossimo, di sfogare e scaricare in rete il loro veleno, la loro frustrazione». Seattle è una piattaforma di lancio straordinaria, ora bisognerà trovare un distributore per l'Italia. «Speriamo che il Premio ci aiuti. Ora è il tempo della gioia, ma ci attendono giorni febbrili»

Leggi l'intervista fatta dalla nostra redazione ai due registi Andrea Brusa e Marco Scotuzzi:

Il vostro film Le voci sole si incentra su una vicenda che indaga la pervasività e le potenzialità distruttive degli equilibri da parte dei social media e del web, scegliendo però uno scenario dimesso e non iper-tecnologico, mettendo dunque al centro gli individui. Come è nata questa idea?

Siamo particolarmente interessati alle storie di personaggi intrappolati in situazioni kafkiane e paradossali. Persone che spesso si trovano ad affrontare nemici invisibili e forze insormontabili. Anche nei nostri cortometraggi l'approccio è sempre stato questo, molto schiacciato sul realismo, approfondendo le parabole di sopravvivenza o disfatta dei protagonisti. Per questi motivi il mondo del web rappresentava un'arena ideale per noi, era parecchio tempo che lo stavamo studiando a fondo.

Siete due registi giovani, anche se già avvezzi a partecipazioni a premi importanti - il vostro corto Magic Alps è stato candidato al David qualche anno fa. Che tipo di rapporto avete instaurato con un attore esperto e noto come Giovanni Storti e con un produttore affermato come Luca Barbareschi?

Lavorare con Giovanni è stata una grandissima fortuna. Oltre a essere una persona meravigliosa dalla simpatia travolgente, è un attore che ha tanta voglia di sperimentare, esplorare territori nuovi, rischiare. Si è creato un rapporto di grande fiducia di cui siamo molto contenti. L'altro elemento chiave della nostra squadra è il produttore, Andrea Italia. Ha seguito tutti i nostri progetti per la Nieminen Film, casa di produzione da lui fondata, e la sua guida è fondamentale nel costruire passo dopo passo un film, dalla sceneggiatura al set.

Voi stessi avete segnalato che l'importante riconoscimento ricevuto a Seattle è un onore ma che resta molto lavoro da fare per ottenere una distribuzione: avete già avuto contatti con distributori e ci sono speranze di vedere il vostro film in sala?

É un momento particolarmente difficile per le distribuzioni, soprattutto nel nostro paese, l'unico in Europa che nel 2021 ha visto le presenze al cinema ridursi rispetto al 2020. A subirne le conseguenze maggiori sono in particolare i film più piccoli che faticano non poco a trovare un posto nelle sale. Speriamo che il premio di Seattle e l'imminente anteprima italiana in un festival molto importante possano aiutarci a spingere il film.

Da laureati del nostro Ateneo potete raccontarci la vostra esperienza di studenti e come è nato il vostro sodalizio? I vostri futuri progetti vi vedranno collaborare ancora insieme?

Ci siamo conosciuti nel 2006 sui banchi dell'allora laurea specialistica in Televisione, Cinema e Produzione Multimediale. Abbiamo collaborato assieme su vari progetti universitari, siamo andati alla Berlinale come studenti di cinema IULM. Siamo rimasti in contatto anche dopo l'università, iniziando percorsi diversi, Marco si è laureato in fotografia alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) e Andrea in sceneggiatura alla Università della California, Los Angeles (UCLA). Qualche anno dopo è diventato naturale trovarci a lavorare assieme, visto il background diverso ma allo stesso tempo complementare. Abbiamo appena girato il nostro ultimo cortometraggio, "Waterloo"...