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Libri e effetto Coronavirus

Cultura - 24 marzo 2020

Boom di vendite per Cecità di Saramago e La Peste di Camus. L'analisi del Prof. Fabio Vittorini.




L’effetto coronavirus ha scosso anche le classifiche dei libri. Nel giro di pochi giorni Cecità di José Saramago e La peste di Albert Camus hanno scalato le vendite delle piattaforme e-commerce. Leggere libri a tema pestilenziale sembra anche essere diventato un nuovo trend topic sui social. Spopolano infatti i consigli di lettura e le citazioni dei grandi classici della letteratura.

Ma perché in questi giorni sentiamo la necessità di affidarci agli autori del passato per capire come affrontare l'emergenza che stiamo vivendo?

“La comunicazione letteraria – spiega Fabio Vittorini, professore IULM di Letterature comparate - ovvero la situazione in cui il lettore davanti a un testo può metabolizzare, in silenzio e con i suoi tempi, le parole, il significato e le informazioni, sembra essere un bel rifugio che le tante persone che hanno acquistato questi libri hanno cercato. Queste persone hanno infatti cercato delle risposte che parlassero più alla loro mente che alla loro pancia, delle risposte che potessero soddisfare un bisogno di informazione che passasse attraverso l’elaborazione del senso di quello che ci sta accadendo. Il testo letterario ci aiuta a capire grazie alla sua assimilazione lenta e silenziosa. Gibran ne Il profeta scriveva: “il vero maestro non vi invita a entrare nella dimora del suo sapere, ma vi guida alla soglia della vostra mente”. Ecco allora che i veri maestri, i gradi classici della letteratura, non ci invitano a entrare nelle dimore del sapere sulle quali sono stati costruiti ma ci guidano alla soglia della nostra mente e ci aiutano a capire qualcosa di noi stessi. Questo è il motivo per cui in questo momento così difficile, forse, molte persone stanno cercando un rifugio e ristoro nel testo letterario.”

Nelle varie epoche storiche, sono stati molti gli scrittori che si sono cimentati nel narrare epidemie e pestilenze, utilizzandole spesso come metafora per parlare dei mali e del male nel mondo. Ci piace pensare che i libri e i romanzi possano davvero aiutare a esorcizzare le angosce collettive di questi giorni. Proprio per questo proponiamo qui una selezione di alcune opere inerenti al tema e che custodiscono al loro interno alcune delle più belle pagine della letteratura.

Decameron: correva l’anno 1348 e la peste nera imperversava in Europa. A Firenze, città particolarmente colpita, dieci giovani si rifugiano in una casa di campagna per sfuggire all’epidemia. Per vincere la noia i ragazzi iniziano a raccontare una storia ciascuno. È l’incipit della raccolta di novelle di Boccaccio. Non solo dà un’ottima idea su come impiegare il tempo nei giorni di quarantena ma insegna anche il senso di responsabilità di isolarsi senza perdere il senno, senza farsi vincere dal momento di angoscia.

Promessi sposi: I due capitoli (XXXI e XXXII) in cui Alessandro Manzoni descrive la grande peste che ammorbò l’Italia, ma soprattutto la città di Milano, nel 1630, sono forse i più celebri del romanzo. Qui un approfondimento sulle analogie e le divergenze tra il romanzo manzoniano e l’emergenza che stiamo vivendo in questi giorni.

La maschera della morte rossa: nel 1842 Edgar Allan Poe firma il racconto di una devastante epidemia che si diffonde in un paese imprecisato e in un tempo lontano e indefinito. Il principe Prospero si rinchiude in un maestoso castello in compagnia di mille amici scelti, sicuro di essere più forte del male. Ma la morte raggiungerà anche quello splendido rifugio proprio quando meno il principe se l’aspetta e la festa è ancora in corso.

La morte a Venezia: Thomas Mann pubblica nel 1912 questo racconto lungo (o romanzo breve) che si svolge sullo sfondo di una Venezia decadente, ammorbata da un’epidemia di colera. Forse è il libro che più contribuì a produrre quel mito di una città decadente, fuori del tempo e dello spazio dove l’acqua stessa si fa metafora di morte e caducità.

La peste scarlatta: nello stesso anno di La Morte a Venezia esce sul London Magazine questo romanzo breve di Jack London, un’opera che anticipa quello che sarebbe diventato il prolifico filone letterario (e poi anche cinematografico) del “post-apocalisse”, del “Day after”. Si tratta di un romanzo distopico ambientato in un 2073 devastato da una letale pestilenza abbattutasi sull’umanità sessant’anni prima. In un’irriconoscibile San Francisco uno dei superstiti, l’anziano James Howard Smith, racconta a un gruppo di ragazzi selvaggi come l’umanità distrusse sé stessa lasciandosi andare alla barbarie e alla crudeltà più cieca.

La Peste: romanzo di Albert Camus del 1947, narra vicenda è ambientata ad Orano, città “chiusa” che “volge le spalle al mare”.  Il morbo, in questo caso, è chiara allegoria del male e della guerra. “Il microbo della peste non muore mai”, fa dire Camus al suo narratore, “e può restare dormiente per decenni, ma non scompare”, fuor di metafora: la guerra è sempre in attesa di scoppiare di nuovo.

Lamore ai tempi del colera, romanzo del 1985 di Gabriel Garcia Marquez dove a emergere sul panico e l’orrore della pestilenza, sono in realtà la speranza e l’amore. L’epidemia fa infatti solo da sfondo a una potente storia d’amore, che premia dopo un’intera vita d’attesa, l’eterno, incrollabile sentimento che Fiorentino Ariza ha mantenuto e coltivato per Fermina Daza, contro ogni speranza e apparente ragione.  

Cecità: il premio Nobel per la letteratura portoghese Josè Saramago firma nel ‘95 questo romanzo in cui si narrano le vicende di un oculista che si trova ad essere il paziente uno di una nuova epidemia mondiale, un contagio di cecità, appunto. Il racconto analizza l’evolversi della vicenda e il comportamento dei personaggi di fronte alla crisi. Epilogo a sorpresa. La frase emblema del libro? Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.

Nemesi: intrigante romanzo di Philip Roth (2010) che narra di una spaventosa epidemia che sconvolge la cittadina di Newark. Il protagonista è un animatore di campo giochi, Bucky Cantor, lanciatore di giavellotto e sollevatore di pesi ventitreenne che si dedica anima e corpo ai suoi ragazzi e che dovrà fare i conti con la forza devastatrice del morbo quando arriverà a colpire anche i giovani partecipanti al campo.

Buona lettura!