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Turismo post Covid: il limbo fra il non più e il non ancora

Cultura - 24 giugno 2020

Le prime 15 destinazioni turistiche europee si trovano oggi nel limbo fra un pre-Covid19 che non c’è più e un post-Covid19 che non c’è ancora. Una ricerca IULM svela i nuovi scenari del turismo europeo. 

L’Europa turistica post Covid-19 nel limbo fra il non più e il non ancora
di Martha Friel e Stefano Ceci

Le prime 15 destinazioni turistiche europee, quelle che totalizzavano tutte insieme -ogni anno- quasi un miliardo di pernottamenti, si trovano nel limbo fra un pre-Covid19 che non c’è più e un post-Covid19 che non c’è ancora.

Da una ricerca svolta in IULM -relativa alle politiche e alle risorse messe in campo- emerge un quadro di incertezza, quasi di smarrimento, che riflette probabilmente il non aver ancora individuato strategie appropriate e coese attorno alle quali far convergere iniziative e risorse economiche.

Nell’analizzare le politiche nazionali e regionali, e le risposte che gli oltre 50 stakeholder di 6 Paesi (Germania, Francia, Spagna, Italia, Croazia, Austria) hanno dato al questionario inviato, risulta evidente che la reazione alla situazione fronteggia, per ora, l’emergenza limitandosi a riflettere sui possibili mutamenti che la pandemia sta generando nelle relazioni sociali e culturali e quindi, conseguentemente, nella domanda di viaggio e vacanza.

I più ritengono che il secondo semestre del 2020 segnerà rispetto allo stesso periodo del 2019 - un ribasso di almeno il 40% e c’è chi pensa che il calo arriverà persino a toccare il 75%. Non è solo questione di sicurezza e di disponibilità/voglia di viaggiare: il grande tema, soprattutto per le isole ma non solo, sono ora i trasporti.

Il 2020 sarà l’anno dei turismi all’aria aperta (en plein air), fra i quali: natura/green, trekking/cammini, cicloturismo e turismo rurale/slow. Una banalità, se non fosse che questa tendenza, già in atto da alcuni anni, diventerà selettiva spingendo inesorabilmente e definitivamente fuori mercato sia le imprese turistiche che le destinazioni che non hanno saputo adeguare la propria offerta (infrastrutture e servizi).

Covid-19 mette in scacco il modello turistico intensivo (overtourism) specie balneare e città d’arte (Venezia, Firenze, Barcellona e Parigi). Gli stakeholder di Canarie, Baleari, Catalogna così come quelli che operano nei litorali francesi, croati, veneti, toscani e romagnoli tremano all’idea di non riuscire a riguadagnare i volumi di arrivi e presenze pre-pandemiche. Volumi ridotti, per alcuni, anche dal crollo della crocieristica. In queste destinazioni -all’alba di una nuova crisi immobiliare- avanza il tema della ricerca di un nuovo equilibrio fra le risorse ambientali, sociali ed economiche. In altre parole, assume sempre più rilevanza, l’esigenza di affrontare concretamente (conferences are over!) il tema ostico della sostenibilità.

Ecco il limbo del turismo europeo, più evidente ovviamente nelle 15 destinazioni top, che fra quelle meno rilevanti in termini numerici o emergenti in termini strategici. Un limbo dai connotati preesistenti che Covid-19 ha definitivamente svelato.

Le politiche a favore dell’industria dell’ospitalità messe in atto da governi regionali e nazionali -ancorché sottoposte ai vincoli di utilizzo dei fondi europei (temporary framework)- evidenziano il fatto che le risorse economiche sono destinate in gran parte a finanziare interventi determinati dall’emergenza quando non definiti dalle rappresentanze degli interessi di categoria. Non c’è traccia -per ora e in nessun Paese- di scelte strategiche e selettive capaci di determinare cambiamenti e di orientare evoluzioni (in corso e non); non si rilevano misure di carattere economico e fiscale in grado di sostenere precise policy e di favorire specifici investimenti o ri-orientamenti del sistema di offerta.

In tale scenario c’è da chiedersi come saranno destinati nei 6 Paesi e nelle rispettive 15 destinazioni turistiche- i 750 Mld/€ in arrivo (“frugali” permettendo!) del Recovery Fund di cui 500 Mld/€ a fondo perduto. Ogni Paese si presenterà al negoziato con una propria idea e con il relativo pacchetto di misure? In tal caso, l’Italia che farà?

Il Governo italiano ha approvato nel Febbraio del 2017 il Piano Strategico del Turismo 2017-2022 (PST) frutto di una intensa attività di progettazione partecipata che ha coinvolto Stato, Regioni, Comuni, imprese, sindacati, esperti e professionisti del settore. Sempre nel 2017, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è dotato di un Piano Straordinario della Mobilità Turistica (“Viaggiare in Italia”) mirato alle esigenze di mobilità, connessione fisica e digitale e di sostenibilità ambientale dei viaggiatori in Italia. Il Governo potrebbe aggiornare i due Piani ridefinendone le priorità, determinando gli interventi, allocando le risorse disponibili e monitorando costantemente il mercato per misurare gli effetti che via via, tali politiche, produrranno.

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