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L'abitazione oltre il Covid

Cultura - 11 novembre 2020

In un editoriale su Il Giorno, il docente IULM Mario Abis racconta com'è cambiata la relazione degli italiani con la casa in questo anno di pandemia.

Quanto è cambiato il rapporto degli italiani con la propria casa durante il Covid19? E quali nuove esigenze sono emerse?

In un editoriale uscito su Il Giorno il 31 ottobre, Mario Abis - docente IULM di Statistica e ricerche di mercato – ha commentato l'indagine "Edilizia e abitare con il Covid- 19", realizzata dall'Istituto Makno come edizione speciale di Housing Tomorrow, Osservatorio a cadenza biennale presentato con Feneauil Lombardia.

Quello che emerge – spiega Abis – è molto significativo specialmente raffrontandolo con l'ultimo 'numero' dell'osservatorio di novembre scorso: è evidente l'impatto delle misure adottate per l'emergenza da COVID-2019 sul rapporto tra gli italiani e la casa durante il lockdown e le esigenze emerse. Uno dei primi dati emersi dal confronto con il 'prima' è l'aumento della voglia, dopo la quarantena, di cambiare casa. Una voglia che coinvolge oggi ben oltre la metà del campione (più del 57%, contro un 44% in autunno) e che per la maggioranza è nata proprio dall'emergenza che ha reso l'abitazione inadeguata ai nuovi usi (lavoro, scuola, tempo libero, socializzazione...) e alla convivenza forzata di tutta la famiglia."

Quali sono quindi le nuove esigenze emerse in questi mesi? Servono spazi più ampi e più razionali. Serve una casa disegnata in base ai nuovi bisogni, senza spreco di superfici, commistione esasperata di usi diversi o eccessiva condivisione. Gli italiani sono dunque in cerca di una casa più grande (per il 14% oggi contro il 4,5%), ma soprattutto con un buon rapporto prezzo/qualità e basse spese di gestione. Si preferisce oggi un quartiere o comune a misura d'uomo, ricco di servizi, sicuro, con del verde pubblico cui si aggiunge il bisogno di verde privato. Per l'interno si ribadisce la particolare importanza della luce naturale, del silenzio e di un giardino, che durante la prima quarantena abbiamo scoperto avere proprio il suo perché.