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Lo-fi politics. Populismi, media empatici e comunicazione tattica dei movimenti emergenti.

Responsabile: Nello Barile

Anno 2020

La ricerca analizza le nuove forme di comunicazione virale – specialmente nella prima fase della crisi pandemica - al confine tra formazioni populiste e movimenti ecologisti dal basso, attraverso l’interpretazione qualitativa delle strategie comunicative e l’analisi netnografica della loro produzione memetica. Se nel prima anno di finanziamento la ricerca è stata indirizzata verso gli stili comunicativi delle formazioni populiste, in questo secondo anno l’idea guida è quella di esaminare le culture contro-partecipative, ovvero l’utilizzo dei media tattici e dei processi grassroots nello scontro ideologico all’interno del più generale trend di polarizzazione. Se i populisti si sono riappropriati di alcuni principi/mezzi delle culture liberal e democratiche per costruire nuove comunità polemiche, allo stesso modo nuovi movimenti emergenti come le Sardine e il Friday for Future sfidano i populisti di destra sul medesimo territorio comunicativo e usando i medesimi mezzi tattici. La categoria di media empatici (McStay 2018) illustra adeguatamente la trasformazione del nuovo ecosistema digitale che rimedia ed amplifica alcune caratteristiche dei vecchi media. Seppur ascrivibile allo sviluppo stesso dei media moderni, essa raggiunge il suo punto di massima affermazione con i social media e l’intelligenza artificiale. Ad essa può essere associata la comunicazione lo-fi (Barile 2019), che sposta il punto dal mezzo all’estetica che esso produce. Il lo-fi proviene da contesti controculturali, soprattutto dalla scena musicale alternativa degli anni Novanta, ma da pochi anni si è trasformata in un fenomeno di comunicazione mainstream abusato dai politici populisti. Uno stile di comunicazione che ammicca alle culture DIY (fai-da-te), imperfetto e affamato di autenticità, in linea con le le grafiche e i filtri di Instagram (Willim 2013). I nuovi movimenti, tra cui quello ecologisti, sono supportati da nuove forme di connettività (Bennet&Segerberg 2013).