Il futuro della robotica sociale non risiede nel tentativo di replicare perfettamente l’essere umano, bensì nel costruire una partnership complementare fondata sulla compatibilità nella differenza. A sottolinearlo è Luisa Damiano, professoressa ordinaria di Filosofia della scienza presso l’Università IULM, in un articolo pubblicato sul
Sole 24 Ore.
L'assimilazione totale dei robot al modello umano alimenta aspettative insostenibili e rischia di favorire percorsi di delega e sostituzione. Per la docente IULM occorre invece puntare sul concetto di "robots with us, not like us" (robot con noi, non come noi): combinare l'antropomorfismo con marcatori percettivi d'identità — come firme olfattive, sonore o termiche — capaci di rendere sempre distinguibile l'origine artificiale della macchina. Un esempio è il robot ScentDia, sviluppato da Luisa Damiano insieme all'artista Mari Velonaki e al profumiere Manos Gerakinis, che utilizza fragranze inedite per farsi riconoscere "a naso".
La vera sfida riguarda dunque la sostenibilità sociale dell'ecologia ibrida che stiamo coabitando: la domanda fondamentale non è quanto i robot sapranno assomigliarci, ma quale tipo di umanità e di relazioni vogliamo costruire con il loro supporto.
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