11 settembre, quando la realtà cambiò anche il cinema

Cinema - 11 settembre 2026

A 25 anni dall’11 settembre, il Prof. Gianni Canova racconta a Rai News 24 come il cinema ha elaborato il trauma degli attentati alle Torri Gemelle.

A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, le immagini delle Torri Gemelle continuano a rappresentare uno dei momenti più traumatici della storia contemporanea e dell’immaginario collettivo. Ma come ha reagito il cinema a un evento che il mondo aveva già visto accadere in diretta?

Ne ha parlato il professore ed Ex Rettore IULM Gianni Canova, intervistato dalla giornalista Laura Longo per Rai News 24, riflettendo sul modo in cui il cinema americano e internazionale ha raccontato l’11 settembre e le sue conseguenze.

«Il cinema ha vissuto l’11 settembre come una sorta di trauma dentro la dimensione della finzione, dopo il trauma nella realtà», spiega Canova. L’attacco alle Twin Towers è stato infatti un evento seguito in tempo reale attraverso la televisione e riprodotto infinite volte dalle immagini dei media. Al cinema è spettato quindi anche il compito di cercare ciò che quelle immagini non avevano mostrato.

È quanto accade, per esempio, in United 93 di Paul Greengrass, che ricostruisce quanto avvenuto a bordo del volo United Airlines 93, precipitato in Pennsylvania dopo la ribellione dei passeggeri contro i dirottatori. Il film prova a immaginare e ricostruire le ultime ore delle persone a bordo, le loro storie e le comunicazioni con i familiari.

Tra le opere ricordate da Canova c’è anche Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2004, che «ebbe un impatto emotivo fortissimo» nel ricostruire il dopo 11 settembre e il clima politico che accompagnò le guerre successive.

Un altro titolo significativo è La 25ª ora di Spike Lee, ritratto di «un’America che in qualche modo implode sotto le rovine, sotto le macerie di quello che il terrorismo ha prodotto». Pur non raccontando direttamente l’attentato, il film incorpora infatti nella propria rappresentazione di New York le ferite ancora aperte della città.

Il trauma dell’11 settembre modificò anche il modo di rappresentare la distruzione sul grande schermo. Per un periodo Hollywood evitò immagini che potessero richiamare troppo direttamente quanto era accaduto a New York. Canova ricorda il caso di Spider-Man di Sam Raimi: una sequenza promozionale in cui l'Uomo Ragno tendeva una ragnatela tra le Twin Towers venne ritirata dopo gli attentati. Nel film rimase però un richiamo alle torri, quasi una traccia di ciò che non esisteva più ma che sarebbe rimasto nella memoria della città.

Secondo Canova, è proprio qui che si trova una delle differenze più profonde tra l’11 settembre e le molte catastrofi che il cinema aveva precedentemente immaginato. «Il trauma è che è tutto frutto degli umani. Non sono gli altri, cattivi marziani verdastri, che ci attaccano. Viene tutto fatto fra di noi. E questo è traumatico».

A venticinque anni di distanza, il cinema continua così a essere uno degli strumenti attraverso cui interrogare non soltanto ciò che è accaduto l’11 settembre 2001, ma anche le immagini, le paure e le trasformazioni che quell’evento ha lasciato nella cultura contemporanea.