News
Le notizie, i convegni, i seminari, le mostre, gli incontri. Un importante valore aggiunto alla formazione accademica.
Item categoryRicercaItem categoryPrima Pagina
January 22, 2019

Quanto è dura fare il manager!

Come sono visti i manager  dai giovani Millenials? L’Università IULM  - attraverso una ricerca condotta dalla Prof.ssa Stefania Romenti (alla guida del Centro di ricerca per la comunicazione strategica - Cecoms) ha indagato la percezione che giovani nati tra il 1980 e il 1997 hanno di una categoria di professionisti spesso associata a immagini di potere e alti guadagni.

A volere la ricerca è stata Manageritalia, la federazione che raccoglie 33 mila professionisti in tutto il Paese (19 mila solo in Lombardia) ed è guidata dal presidente Roberto Beccari. Per la ricerca sono stati intervistati 2.417 ragazzi.

L’immagine dei manager che ne esce è – secondo la professoressa  Romenti – un po’ datata e poco verosimile con la realtà delle cose. Come se il managaer fosse un profilo asettico, una figura sì piena  di responsabilità e con un buon bel conto in banca ma di certo priva di sense of humor  e di una vita sociale/ familiare di qualità. Inoltre, emerge il ruolo del manager come «prevalentemente maschile», anche se sul mercato del lavoro lo scenario sta cambiando in fretta: l’ingresso delle donne in posizioni di rilevo è decisamente aumentato ma questo dato sembra non essere stato registrato dai più giovani.

Da quanto emerso dalla ricerca, l’aspirazione dei Millennials sembra essere quella di creare un business in prima persona: mettersi in proprio magari aprendo una startup. «Per noi è importante conoscere al meglio questi giovani che stanno entrando o entreranno nelle aziende —, afferma Roberto Beccari di Manageritalia —. Per questo oltre alla ricerca abbiamo un tavolo permanente di studio e osservazione, proprio sui Millennials». Secondo l’esperto, le imprese devono essere pronte ad accogliere le nuove leve, andando oltre i luoghi comuni. Bisogna capire che i giovani non vogliono parlare di «appartenenza» ma piuttosto di «un engagement che tocchi anche i valori etici nei quali credono.

Leggi tutto l’articolo sul Corriere della Sera.

Condividi:Share facebookShare twitterShare Linkedin