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L'Osservatorio


La vocazione della nostra Università

La nostra Università ha un cuore disciplinare noto e riconosciuto sia dai giovani che si immatricolano, sia dal mercato del lavoro che li aspetta con fiducia e interesse dopo il loro intenso apprendimento: il sistema della comunicazione. E naturalmente anche “delle comunicazioni”. Cioè contenuti e creatività; ma anche mezzi, tecnologie, processi, ragioni, conseguenze. Attorno a nuclei specialistici, agiscono tanti altri campi disciplinari: umanistici, scientifici, economici, artistici. Eccetera. Molti e diversi. Che oggi esprimono un sistema che cerca di ridurre le barriere della conoscenza.
Questa evoluzione – nei nostri cinquant’anni di esperienza – si confronta con le cose di tutti i giorni. Figuriamoci se non si confronta con gli eventi seri, gravi, maiuscoli. Che contengono tante componenti e che si offrono a letture e interpretazioni che, se non avvertono la complessità delle cose, rischiano di descrivere, non di spiegare.

Il caso Coronavirus

Il “caso Coronavirus” è in agenda da alcuni giorni. Sta dominando lo scenario del Pianeta. Perché ha elementi ancora misteriosi. Perché non c’è ancora un contrasto forte e definitivo. Perché si insidia in territori apparentemente immuni e poi si impenna. Perché è “un caso” con dentro infiniti casi. Perché politica, scienza, mercati, tecnologie sono parti di un copione che, ora per ora, si scrive e si riscrive. E che come tutti i copioni poi si narra, si recita, si diffonde. Alimenta, insomma, “la comunicazione” che a sua volta alimenta opzioni, comportamenti, certezze, dubbi, conflitti. Rassicura e eccita, spiega e aizza, assolve e accusa.
Le nostre libertà hanno fatto evolvere sistemi plurali. Quando arrivano le crisi gravi non è logico pensare che quelle libertà vadano in soffitta e che si affermi un pensiero unico. Il diritto di parola resta costituzionalmente inviolato. Ma nei fatti quotidiani si coglie anche una grande domanda di responsabilità, di competenza, di certezza statistica, di semplificazione entro un bisogno diffuso di conoscenza concreta a di sguardo non solo inchiodato sui fatti ma capace di guardare avanti. Capace cioè di generare speranze, di affrontare il rischio – come la comunicazione di crisi e di emergenza insegna – cercandovi anche l’opportunità che vi è nascosta.
L’epidemia – che ha già contagiato nel mondo centomila persone, permesso di guarirne 50 mila, ma di registrare anche 3.500 decessi – mantiene la sua ombra minacciosa, perché nessuno sa fin dove, fin quando, fin come l’ampiezza del contagio si svilupperà.

Scarica qui il Documento dell’Osservatorio sul Coronavirus. 

Dedizione e conflitti

Nella settimana che ha rivoluzionato conoscenze, comportamenti, economie e sentimenti abbiamo visto molte categorie professionali spremersi, quasi sempre lodevolmente. Medici, infermieri, ricercatori, operatori di assistenza e sicurezza, funzionari e naturalmente operatori dell’informazione. Non è sensato un moralismo che voglia tutti buoni o tutti cattivi. Covid-19 è un vettore assassino, produce primariamente conflitti. È ovviamente pensabile che in questi conflitti si inseriscano diversità e contrapposizioni.

Il monitoraggio attivato

Il monitoraggio che – come in tanti e diversi atenei – anche in IULM è iniziato in questi giorni non nasce all’insegna del dare pagelle o di ergersi a giudizio. In mezzo, va detto, a tantissima dedizione di istituzioni e apparati e tantissima buona volontà e buon senso dei cittadini. Lo scopo è di capire, connettere e cercare di spiegare. Innanzi tutto per i nostri studenti che si abituano nei loro anni di studio a guardare la realtà, a partecipare alla nostra ricerca applicata, a vedere se teoria e pratica collimano o divergono. Un radicato nucleo di didattica sulla “comunicazione pubblica” (cornice del dibattito pubblico sul caso di cui stiamo parlando), da un po’ di tempo sorretto anche ad un Osservatorio sulla comunicazione pubblica (di cui è direttore scientifico il prof. Stefano Rolando, con le sua ampie esperienze istituzionali pregresse) ha attivato questo lavoro con una quindicina di ricercatori che hanno prodotto un primo dossier su cui gli studenti frequentanti del corso di “Comunicazione pubblica e politica” sono chiamati a confrontarsi in una esercitazione che è in corso. Chi ha interesse ad accedere a questi materiali può trovarli qui.
Il Rettore dell’Università prof. Gianni Canova, seguendo con attenzione questa sperimentazione, ha ritenuto di aprire anche un open space sul sito dell’ateneo aperto alla comunità interna e offerto come spazio di dialogo all’esterno, a tutti gli ambiti interessati ai nostri strumenti di analisi e di interpretazione.

Questo spazio nei prossimi giorni

Giorno per giorno un desk permanente proporrà alcuni materiali selezionati sul tema “comunicazione ed epidemia”, segnalerà dati e ricerche circolanti, sceglierà spunti meritevoli di una chiave di lettura affidata a un docente, a un esperto, a un testimone che sono parte del nostro agire l tempo stresso scientifico, cultura e civile. Ci auguriamo che questa esperienza – che nasce nei giorni di “chiusura” per disposizione nazionale dell’ateneo – sia breve. Ma proprio per questo assicuriamo anche che essa sarà intensa.

Il secondo dossier dell'Osservatorio

L'Osservatorio su comunicazione pubblica, public branding e trasformazione digitale ha prodotto il secondo dossier sulle questioni comunicative emerse nel fronteggiamento della patologia di contagio di Covid-19

Scarica qui il secondo dossier dell'Osservatorio