Milano e la memoria

Distruzioni, ricostruzioni, recuperi

È tra costruzione e distruzione, tra recupero e abbandono che la memoria acquisisce consistenza, materialità, realtà. Da queste concretissime parole-chiave ha preso le mosse il Progetto Speciale di Ateneo dal titolo Milano e la memoria: distruzioni, ricostruzioni, recuperi, che si è focalizzato sul secondo dopoguerra e ha visto la partecipazione di membri interni ed esterni alla IULM, dalle competenze diverse, in un’ottica pluridisciplinare che è una prerogativa di questa Università.

Per ottenere risultati soddisfacenti è apparso necessario scavare in una realtà che non pare ancora esser stata sottoposta a una rielaborazione simbolica adeguata, perché ha lasciato ricordi labili e distratti, quasi che “ripartire” fosse l’unica possibilità, come parte di un processo dovuto, le cui logiche si manifestano nei termini di una “vita” naturale che ricomincia.

Ciò che appare chiaro – in sintesi – è la difficoltà tutta milanese a riconoscere il proprio passato e a viverlo con adeguata consapevolezza. Dal tentativo di riavvicinamento della Chiesa alla città nella  “reinvenzione” di una tradizione abbandonata da secoli come quella della processione liturgica dei Magi – indagata da Simona Moretti –, al volontario oblio di molti aspetti della Milano postbellica attuato da Dino Buzzati – studiato da Paolo Giovannetti –, passando per le innumerevoli difficoltà che istituzioni culturali come gli eco-musei – nel lavoro di Annamaria Esposito e Chiara Fisichella – devono ancor oggi superare per sopravvivere, ciò che risulta è un mosaico cittadino di una Milano che, nel medio periodo, predilige la riscrittura all’integrazione, la cancellazione al restauro. Lo mette bene in luce Martina Treu quando parla di una città-palinsesto” che cresce su se stessa, ridefinendo a suo piacimento la propria urbanistica e la propria storia. Modalità d’azione resa palese dalla scomparsa di molti cinema cittadini – analizzata da Luca DAlbis – di cui l’ex Ariston in corso Vittorio Emanuele II è un esempio significativo: oggi è un negozio di Zara e noi possiamo pur ricordarlo, ma la pergamena – per restare sulla metafora del palinsesto – è ormai illeggibile

Certo, una continuità si può ritrovare anche nella storia milanese, come fa notare Massimo De Giuseppe parlando di quel pacifismo istituzionale che fa parte, ancor oggi, del DNA cittadino in cui però, al contempo, persistono spinte e ideali di tutt’altra natura.

Non si può negare che lidentità di Milano sia condizionata da ciò che è avvenuto tra il 1945 e il 1960: le conseguenze della ricostruzione sono state tangibili, ma è come se la città volesse mantenerle poco visibili, nascoste. Il vero mito” a cui fa riferimento nasce alla fine degli anni Cinquanta, ed è il boom economico, il “fare” che nega ciò che è ferita o immobilità.

È forse il quartiere QT8, la cui evoluzione abitativa (anzi involuzione, visti gli ultimi anni) è documentata da Rosantonietta Scramaglia e Federica Fortunato, il luogo che pare esser riuscito a unire questa ferita della guerra alla ricostruzione necessaria. Il quartiere è stato edificato con le rovine della Milano distrutta dai bombardamenti: il Monte Stella è il verde che testimonia il trionfo della ri-creazione, presentificata in una collina di macerie. Proprio lì, durante la pandemia, sono nati gruppi sui social network per aiutare le persone in difficoltà, fosse anche solo per la spesa.

Da questo insieme di ricerche esce insomma un ritratto non agiografico della Milano 1945-1960. Al di là delle intenzioni degli autori, del resto, questi studi e le loro conclusioni finiscono per proiettarsi su un presente che, drammaticamente, pone molti di quei problemi, anche se in chiave più immateriale. “Ricominciare” e “ripartire” dopo la pandemia da Coronavirus richiede forse che si impari dalle virtù e dagli errori di quell’ormai lontano passato. E – sempre forse – può apparire ancora utile l’antico invito di Dino Buzzati a progettare fin da ora spazi simbolici che restituiscano ai nostri nipoti la memoria dell’odierna distruzione.

I risultati di queste ricerche sono stati raccolti in un volume pubblicato da Mimesis per le cure di Paolo Giovannetti e Simona Moretti.

Riguarda qui sotto l'evento di presentazione del volume "Milano e la memoria".



Leggi gli interventi di Giancarlo Consonni, Gabriella Tonon, Giorgio Vecchio e Mauro Novelli
 Giancarlo Consonni: La Ricostruzione a Milano. Elementi per un bilancio
Graziella Tonon: Milano e la Ricostruzione: le attese tradite
Giorgio Vecchio: A proposito del libro Milano e la memoria
— Mauro Novelli: Un silenzio vergognoso. Ricostruire la ricostruzione

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