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L'attivismo dei collaboratori
L’attivismo dei collaboratori è l’oggetto del Dialogo del CERC fra Yijing Wang, Erasmus University Rotterdam, e Serena Ceccarelli, Sanofi.
Una duplice prospettiva, accademica e professionale, per affrontare un tema di crescente impatto sulle dinamiche della comunicazione interna.
L’opinione di Yijing Wang, PhD, Professoressa di Strategic Communication, Erasmus University Rotterdam
Per me l'attivismo dei collaboratori non è più marginale. In ogni settore i collaboratori fanno sentire la propria voce su temi come cambiamento climatico e diversità e inclusione. Ciò che un tempo era considerato dissenso dirompente ora è potente fonte di rinnovamento aziendale.
Per esempio, la ricerca che ho condotto col CERC tramite un’indagine su oltre 300 collaboratori di aziende italiane, mostra che l'attivismo prospera quando i collaboratori si sentono al sicuro nel parlare e vedono i loro leader aperti, responsabili e autentici: l'attivismo riguarda meno gli individui ribelli e più il clima organizzativo.
Al di là di questi dati, osserviamo spesso che i collaboratori sono disposti a parlare di questioni sociali e ambientali in azienda, ma sono molti meno quelli che intraprendono azioni concrete come petizioni o proteste. Le organizzazioni riescono cioè a coltivare il dialogo ma spesso non a trasformarlo in azione collettiva: barriere strutturali impediscono ai collaboratori di agire secondo le loro convinzioni.
Un'altra osservazione è che quando i collaboratori percepiscono l’organizzazione come autentica e allineata ai valori, la loro spinta all'attivismo diminuisce: se i collaboratori hanno fiducia che l'azienda mantenga fede a ciò che promette, sentono meno bisogno di mobilitarsi.
Anche l'attivismo dei leader aziendali è importante. I collaboratori sono più motivati a parlare quando vedono una leadership che dà prova credibile di attivismo. Ma ciò di nuovo stimola principalmente la comunicazione e non l'azione diretta.
Cosa significa tutto questo? Primo, l'attivismo dei collaboratori è destinato a durare, rimodellando il contratto sociale al lavoro. Secondo, le aziende dovrebbero investire per creare un clima di sostegno e una comunicazione trasparente: qui inizia l'attivismo. Terzo, colmare il divario tra voce e azione richiede un supporto strutturale, come canali di advocacy chiari, resource group e sostegno della leadership, che consenta ai collaboratori di agire in base ai propri valori. Infine i leader devono riconoscere che il loro attivismo detta il tono.
Credo che in futuro l'attivismo dei collaboratori definirà sempre più il rapporto tra le organizzazioni e le loro persone. I collaboratori vogliono contribuire come lavoratori ma anche come cittadini, portando sul lavoro i loro valori, preoccupazioni e aspirazioni. Le aziende che abbracciano questo cambiamento rafforzeranno fiducia ed engagement e si posizioneranno in modo strategico in un mondo in cui la responsabilità sociale non è negoziabile.
L’opinione di Serena Ceccarelli, Corporate Communication, Employee Engagement & CSR, Sanofi
Credo che l'attivismo dei collaboratori sia un cambiamento fondamentale per le dinamiche nel contesto di lavoro che le organizzazioni lungimiranti non possono più ignorare. Il fenomeno è diventato molto rilevante nell'ultimo decennio per maggiore consapevolezza sociale, connettività digitale e movimenti globali come quelli per il clima e la giustizia sociale che hanno permeato i confini aziendali.
Quando i collaboratori sostengono cause in linea con i valori aziendali, agiscono come autentici brand ambassador che nessun budget di marketing può replicare. L'attivismo dei collaboratori stimola l'innovazione: le persone coinvolte sono più propense a proporre e attuare cambiamenti positivi. Inoltre è efficace per attrarre e trattenere i talenti, soprattutto tra i giovani in cerca di un lavoro orientato a un purpose.
In termini di comunicazione interna, è una sfida e un'opportunità. Richiede una comunicazione più trasparente e bidirezionale per un dialogo autentico. Quando i collaboratori sentono che le loro voci sono ascoltate e i loro valori rispettati, sviluppano un più profondo senso di appartenenza e impegno verso l'organizzazione.
L'attivismo dei collaboratori è così potente per la capacità di unire branding personale e professionale, con vantaggi per collaboratori e azienda. Quando le persone sentono che è dato loro di sostenere cause in cui credono, mettono tutte sé stesse nel lavoro. Questa autenticità si traduce in engagement più profondo, pensiero innovativo e maggiore coesione culturale.
Il percorso non è privo di sfide. La prima preoccupazione per molte organizzazioni è il rischio reputazionale. Esiste un delicato equilibrio tra incoraggiare la voce dei collaboratori e mantenere il focus sull’organizzazione. Fondamentale è l'offerta di programmi di formazione e supporto che diano ai collaboratori competenze, conoscenze e sicurezza per canalizzare l’attivismo in modo efficace. Tuttavia il rischio maggiore è ignorarlo del tutto.
In futuro, le aziende che integreranno con successo l'attivismo dei collaboratori nella propria cultura trarranno benefici che vanno dall'acquisizione di talenti all'innovazione di prodotto. La chiave è creare contesti che canalizzino l’energia in modo costruttivo allineandola agli obiettivi organizzativi. Non è solo responsabilità sociale, bensì posizionamento strategico laddove gli stakeholder chiedono sempre più cittadinanza d'impresa.
Oggi l'attivismo dei collaboratori si è evoluto da potenziale elemento di rottura a fattore chiave della cultura e del successo aziendale.