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April 18, 2017

Comunicazione: un settore in crescita

Università e comunicazione. Un binomio indissolubile alla Iulm, dove lo studio della disciplina rappresenta un polo d’eccellenza storico. Per queste ragioni, La Repubblica ha chiesto a Gianni Canova, preside della Facoltà di Comunicazione Iulm, di fare il punto su cosa significhi oggi formare professionisti di settore che dovranno approcciarsi a un campo complesso e in continua mutazione ma che offre importanti possibilità occupazionali. Riportiamo di seguito l’intervista integrale condotta da Valentina Ferlazzo, pubblicata su Le Guide-Università di Repubblica del 10 marzo 2017:
 

Studiare comunicazione è una buona idea. «È il primo comparto al mondo per investimenti, possibilità occupazionali e profitti», risponde Gianni Canova, professore ordinario di Storia del cinema e Filmologia nonché Pro-Rettore alla Comunicazione, della Iulm di Milano. «I dati placement del nostro ateneo smentiscono il luogo comune secondo cui questa disciplina è una fabbrica di disoccupati. Abbiamo mediamente dei risultati superiori alla media nazionale AlmaLaurea per le triennali del 20 per cento e per le magistrali del 15. Tutto dipende da che cosa si insegna, da come lo si insegna e quanto si è disposti a mettere in gioco i vecchi saperi accademici tradizionali per mutarli in base alle esigenze mutevoli e mutanti delle prospettive occupazionali».

Fino ai primi anni Duemila c’è stato un boom di iscritti a Scienze della comunicazione, troppo per il mondo della comunicazione italiano. Allora si cominciò a dire che il mercato era saturo. Il pro-rettore spiega: «Molti di quei corsi erano delle vecchie lauree in lettere “travestite”, dove docenti di studi classici si improvvisavano professori di cinema o televisione senza avere competenze specifiche per insegnare queste nuove discipline. Ecco perché gli studenti sono andati incontro a fallimenti. La comunicazione oggi è un’altra cosa, ha sempre un impianto di matrice umanistica ma deve sapersi contaminare in maniera virtuosa con settori tecnologici e manageriali in vista di un sapere che sia plurilinguistico, pluriculturale e multidisciplinare. La filosofia che guida la Iulm è quella di costruire un connubio strettissimo tra il sapere e saper fare, per questo tanti insegnamenti sono affiancati da laboratori dove lo studente ha modo di collaudare concretamente sul campo ciò che sta imparando sul piano teorico». Il laureato in Comunicazione è una tra le figure più dinamiche spiega ancora il pro-rettore: «Ha assimilato le competenze più attese dal mercato del lavoro globale nel 2020, al primo posto la capacità di risolvere problemi complessi, al secondo quella di pensiero critico e al terzo la creatività, abilità caratteristiche di questo percorso formativo. E vorrei smentire un altro luogo comune e cioè che i corsi di laurea in comunicazione sono facili. Al contrario sono difficilissimi. Lo studente deve fare i conti con materie che vanno dalla semiotica all’economia politica, dall’informatica alla filmologia, dal web design al digital marketing, dal teatro alla radio e a tutti i linguaggi multimediali».

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Da “Multitasking per affrontare la complessità” di Valentina Ferlazzo, Le Guide-Università de La Repubblica, 10 marzo 2017

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